Vendere casa nel 2026 non è gratis: tra provvigione dell’agenzia, eventuale imposta sulla plusvalenza, APE, regolarizzazioni urbanistiche e costi di estinzione del mutuo, il venditore può vedersi sottrarre dal ricavato finale tra il 3% e il 7% del prezzo. In questa guida la redazione DokiCasa mette in fila tutte le voci di spesa, con range medi e indicazione di quando si pagano.
- 01La provvigione dell’agenzia immobiliare
- 02Plusvalenza: l’imposta del 26% sulla rivendita entro 5 anni
- 03APE: il certificato energetico è sempre obbligatorio
- 04Sanatoria urbanistica e catastale: quando serve
- 05Estinzione anticipata del mutuo: penali e cancellazione
- 06Tabella riepilogo: i costi medi a carico di chi vende casa nel 2026
Quando si parla di spese di compravendita la maggior parte delle voci ricade sull’acquirente: notaio, imposte di registro o IVA, ipotecaria e catastale. Il venditore tende a sottovalutare i costi che invece restano a suo carico, scoprendoli solo al momento del rogito quando i numeri sono già scritti. Il risultato è un ricavato netto sensibilmente inferiore alle aspettative.
Questa guida elenca in modo operativo tutte le spese che il venditore deve mettere a budget nel 2026: dalla provvigione dell’agenzia all’eventuale imposta sulla plusvalenza, passando per APE, sanatorie e penali bancarie sul mutuo. La normativa fiscale è in continua evoluzione: prima di chiudere i conti, una verifica con il proprio commercialista o notaio è sempre opportuna.
La provvigione dell’agenzia immobiliare
Se la vendita passa da un’agenzia, la voce più pesante per il venditore è la provvigione di intermediazione. La prassi italiana prevede che il compenso sia pagato sia dal venditore sia dall’acquirente, perché il mediatore è una figura terza che lavora per entrambi fino al perfezionamento dell’affare.
Le percentuali tipiche oscillano tra il 2% e il 4% del prezzo di vendita, oltre IVA al 22%. Su un immobile venduto a 250.000 euro, una provvigione del 3% significa 7.500 euro più IVA, ovvero 9.150 euro a carico del venditore. La percentuale è negoziabile, soprattutto su immobili di valore alto o in mercati molto liquidi: prima di firmare l’incarico vale la pena confrontare almeno due agenzie e leggere con attenzione le clausole di esclusiva e di durata.
Per orientarsi nella scelta, abbiamo raccolto i criteri pratici per riconoscere le agenzie immobiliari affidabili: trasparenza sul mandato, presenza fisica, rendicontazione delle visite. Su DokiCasa oltre 50.000 utenti tra privati e professionisti gestiscono ogni anno pratiche di compravendita e locazione.
Plusvalenza: l’imposta del 26% sulla rivendita entro 5 anni
L’imposta sulla plusvalenza è la sorpresa fiscale che colpisce chi vende troppo presto. La regola, fissata dal TUIR e ribadita dall’Agenzia delle Entrate, è chiara: se l’immobile viene venduto entro 5 anni dall’acquisto e a un prezzo superiore a quello pagato, la differenza è tassata.
Dal 2024 il legislatore ha unificato il prelievo: la plusvalenza è soggetta a imposta sostitutiva del 26% in luogo dell’IRPEF ordinaria, su opzione del venditore espressa al notaio in sede di rogito. È una semplificazione che, in molti casi, riduce il peso fiscale rispetto al cumulo IRPEF.
Tre eccezioni importanti escludono la tassazione anche se la vendita avviene entro 5 anni:
- L’immobile è stato adibito ad abitazione principale del venditore o di un suo familiare per la maggior parte del periodo di possesso.
- L’immobile è stato ricevuto per successione (eredità).
- L’immobile è stato ricevuto per donazione, ma in questo caso si guarda alla data di acquisto del donante, non a quella della donazione.
Un’avvertenza specifica per il 2026: per gli immobili che hanno beneficiato del Superbonus 110% e vengono rivenduti entro 10 anni dalla fine dei lavori, la plusvalenza è tassata anche oltre i 5 anni canonici, secondo regole introdotte dalla legge di bilancio 2024 e tuttora in vigore. Conviene parlarne con il proprio commercialista prima di mettere in vendita.
APE: il certificato energetico è sempre obbligatorio
L’Attestato di Prestazione Energetica è obbligatorio per legge dal 2009 in ogni compravendita di immobile. Il venditore deve consegnarlo all’acquirente, allegarlo all’atto notarile e indicarne la classe già nell’annuncio di vendita: la sanzione per omissione, in capo al venditore, può arrivare a diverse migliaia di euro.
Il costo di un APE varia tra 100 e 300 euro a seconda della città, della metratura e della complessità dell’immobile. La validità è di dieci anni, ma decade in caso di lavori che modificano la prestazione energetica. Va richiesto a un tecnico abilitato (geometra, ingegnere, architetto, perito) iscritto all’albo regionale dei certificatori.
La classe energetica influisce direttamente sul prezzo: a partire dalla direttiva europea Case Green, le case in classi alte (A o B) hanno un premio sul mercato, mentre quelle in classi G e F vengono trattate al ribasso. Documenti pronti e classe ben evidenziata accelerano la trattativa.
Sanatoria urbanistica e catastale: quando serve
Una difformità tra lo stato di fatto dell’immobile e quanto risulta in catasto o nei titoli edilizi del Comune è una delle cause più frequenti di rinvio del rogito. Il notaio è obbligato per legge a verificare la conformità prima dell’atto, e qualunque scostamento blocca la firma fino alla regolarizzazione.
I costi di sanatoria, tutti a carico del venditore, dipendono dalla natura dell’irregolarità:
- Aggiornamento catastale (planimetria non conforme): tra 300 e 800 euro tra tecnico e tributi catastali.
- SCIA in sanatoria (piccoli interventi senza titolo): tra 1.000 e 3.000 euro tra oneri comunali, sanzione e onorario tecnico.
- Sanatoria edilizia su difformità sostanziali: variabile, possono superare i 5.000 euro a seconda dell’entità.
Il consiglio operativo è verificare la conformità prima di mettere l’immobile sul mercato, partendo da una visura ipotecaria per controllare l’assenza di pregiudizievoli e dalla planimetria catastale aggiornata. Trovare la difformità con l’acquirente già al tavolo significa rischiare la perdita della trattativa o una rinegoziazione al ribasso.
Estinzione anticipata del mutuo: penali e cancellazione
Se sull’immobile in vendita grava un mutuo, il venditore deve estinguerlo prima o contestualmente al rogito. Sui mutui prima casa stipulati da consumatori, la legge Bersani del 2007 ha abolito le penali di estinzione anticipata: il debito residuo viene saldato senza costi aggiuntivi.
Su mutui non prima casa o stipulati da soggetti diversi dai consumatori, le penali contrattuali sono ancora ammesse e oscillano in genere tra l’1% e il 3% del capitale residuo. Vanno controllate sul contratto originario.
Resta sempre dovuto il costo dell’atto di cancellazione dell’ipoteca. Per i mutui ipotecari ordinari la cancellazione è ormai semplificata e gratuita per il debitore, gestita direttamente dalla banca tramite la procedura ex art. 40-bis TUB. Per ipoteche di natura diversa o casi particolari può essere necessario un atto notarile dedicato, con un costo aggiuntivo tipico tra 300 e 600 euro.
I costi del notaio per l’atto di vendita restano a carico dell’acquirente: i dettagli sono nella nostra guida alle tariffe notarili per l’acquisto casa.
Tabella riepilogo: i costi medi a carico di chi vende casa nel 2026
Per facilitare la pianificazione, sintetizziamo le principali voci di spesa con range medi e indicazione del momento di pagamento.
| Voce di spesa | Chi paga | Range medio 2026 | Quando si paga |
|---|---|---|---|
| Provvigione agenzia immobiliare | Venditore (e acquirente) | 2-4% + IVA sul prezzo | Al rogito o alla firma del preliminare |
| Imposta sostitutiva plusvalenza | Venditore | 26% sulla differenza, solo entro 5 anni | Al rogito (versata dal notaio) |
| Attestato di prestazione energetica (APE) | Venditore | 100-300 euro | Prima della pubblicazione dell’annuncio |
| Aggiornamento catastale o sanatoria | Venditore | 300-5.000+ euro a seconda del caso | Prima del rogito |
| Penale estinzione anticipata mutuo | Venditore | 0% prima casa Bersani, 1-3% altri casi | Al rogito |
| Cancellazione ipoteca | Venditore | 0 euro (Bersani) o 300-600 euro | Dopo il saldo del mutuo |
Tutti i costi anche lato acquirente
Se la trattativa è in corso, vale la pena conoscere anche i costi che ricadranno sul compratore: notaio, imposte di registro, ipotecaria e catastale. La nostra guida dedicata mette in fila ogni voce.
Leggi le tariffe notaioSommando le voci, il peso complessivo dei costi di vendita oscilla tipicamente tra il 3% e il 7% del prezzo, con punte superiori in presenza di sanatorie pesanti o mutui non Bersani. Una stima preliminare credibile è la base per fissare il prezzo dell’annuncio in modo realistico: per un valore di partenza solido si può partire da una stima immobiliare e impostare poi il preliminare di compravendita coerente con il calcolo dei costi reali.
- Provvigione agenzia tipica 2-4% + IVA sul prezzo di vendita
- Plusvalenza tassata al 26% se la casa è venduta entro 5 anni dall’acquisto
- APE obbligatorio: tra 100 e 300 euro a seconda della città
Le domande frequenti sulle spese di vendita casa
Chi paga la provvigione dell’agenzia immobiliare, il venditore o l’acquirente?
La paga sia il venditore sia l’acquirente, perché la legge italiana riconosce al mediatore un ruolo terzo rispetto alle parti. Le percentuali tipiche sono 2-4% più IVA al 22% sul prezzo di vendita, ma sono negoziabili in sede di mandato. Su immobili di valore alto o in mercati molto liquidi è frequente ottenere percentuali più basse o tetti massimi assoluti. Prima di firmare l’incarico conviene leggere bene le clausole di esclusiva, durata e provvigione dovuta in caso di vendita autonoma del proprietario, perché alcune agenzie chiedono il compenso anche se trovi tu l’acquirente durante la vigenza del mandato.
Si paga la plusvalenza se vendo casa dopo 5 anni?
No, oltre i 5 anni dall’acquisto la plusvalenza non è soggetta a tassazione, qualunque sia il prezzo di rivendita. La regola dei 5 anni decorre dalla data dell’atto di acquisto. Esiste però una eccezione importante per gli immobili che hanno usufruito del Superbonus 110%: in questo caso, se la vendita avviene entro 10 anni dalla fine dei lavori, la plusvalenza è tassata anche oltre i 5 anni, secondo regole specifiche introdotte dalla legge di bilancio 2024. Per altre eccezioni (abitazione principale, successione, donazione) l’esenzione opera anche entro i 5 anni. La normativa fiscale richiede sempre verifica con il proprio commercialista o notaio prima del rogito.
L’APE è sempre obbligatorio o ci sono eccezioni?
L’APE è obbligatorio in tutte le compravendite di immobili, ad eccezione di alcuni casi residuali come fabbricati industriali o agricoli privi di impianti di climatizzazione e ruderi non abitabili. Va consegnato all’acquirente, allegato all’atto notarile e la classe energetica deve comparire già nell’annuncio di vendita. Le sanzioni in caso di omissione, a carico del venditore, possono arrivare a diverse migliaia di euro. Il costo medio è tra 100 e 300 euro e la validità è di dieci anni, salvo lavori che modifichino la prestazione energetica.
Posso vendere una casa con difformità catastali?
Tecnicamente puoi metterla in vendita, ma il rogito non si farà finché la difformità non è regolarizzata. Il notaio è obbligato per legge a verificare la conformità catastale prima dell’atto e a fermare la firma se rileva scostamenti tra lo stato di fatto e la planimetria depositata. La regolarizzazione richiede pratica edilizia in Comune, aggiornamento catastale e nuova planimetria, con costi che vanno da poche centinaia a diverse migliaia di euro a seconda dell’entità. Tutto a carico del venditore. Conviene verificare la conformità prima ancora di pubblicare l’annuncio: scoprire il problema con l’acquirente al tavolo significa rischiare la trattativa o una pesante rinegoziazione del prezzo.
Quanto costa estinguere il mutuo per vendere casa?
Per i mutui prima casa stipulati da consumatori dopo il 2007, la legge Bersani ha abolito le penali di estinzione anticipata: si paga solo il capitale residuo. Per mutui diversi (seconda casa, mutui aziendali, mutui pre-Bersani non rinegoziati) restano in vigore le penali contrattuali, in genere tra l’1% e il 3% del capitale residuo. Va aggiunto il costo dell’atto di cancellazione dell’ipoteca: per i mutui ipotecari ordinari la procedura è gratuita e gestita dalla banca ex art. 40-bis TUB; in casi particolari può essere necessario un atto notarile, con costi tra 300 e 600 euro. Conviene chiedere alla propria banca un conteggio estintivo aggiornato prima di fissare la data del rogito.
In totale, quanto incidono i costi di vendita sul prezzo finale?
Per una vendita ordinaria senza criticità urbanistiche o fiscali particolari, il peso complessivo dei costi a carico del venditore oscilla tipicamente tra il 3% e il 7% del prezzo di vendita. La voce più pesante è la provvigione dell’agenzia, seguita dall’eventuale imposta sostitutiva sulla plusvalenza nei casi in cui sia dovuta. Le altre voci (APE, eventuali sanatorie minori, cancellazione ipoteca) incidono in misura più contenuta. La cifra può salire significativamente se c’è da fare una sanatoria edilizia importante o se si paga la plusvalenza su un guadagno alto. Una pianificazione preliminare con tutti i costi messi in fila è il modo migliore per evitare sorprese al rogito e per fissare un prezzo di vendita che lasci il netto desiderato.
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