Per gli studenti universitari fuori sede l’affitto pesa, ma una parte si recupera con la detrazione IRPEF al 19%. In questa guida 2026 i requisiti aggiornati di distanza e durata, i contratti ammessi, il tetto di spesa, i documenti per la dichiarazione e il rapporto con ISEE e bonus regionali.
L’affitto fuori sede è una delle voci più pesanti per una famiglia con un figlio all’università. La buona notizia è che una parte del canone si recupera in dichiarazione dei redditi grazie alla detrazione IRPEF del 19% prevista per gli studenti universitari fuori sede. Nel 2026 la disciplina è confermata, con le solite condizioni di distanza, durata del contratto e tipologia contrattuale ammessa.
In questa guida vediamo chi ha diritto al bonus, come si calcola, quali contratti rientrano, quali documenti servono per la dichiarazione e come si combina con l’ISEE e con i bonus locazione regionali. La normativa va comunque sempre verificata con un commercialista o un CAF prima dell’invio della dichiarazione.
La detrazione IRPEF 19% per studenti fuori sede
La norma di riferimento è l’articolo 15 del TUIR, che riconosce una detrazione d’imposta pari al 19% del canone di locazione pagato per un immobile destinato ad abitazione di uno studente iscritto a un corso di laurea presso un’università situata in un comune diverso da quello di residenza.
La detrazione spetta su un importo massimo di canone pari a 2.633 euro l’anno, quindi il risparmio fiscale arriva al massimo a circa 500 euro l’anno per studente. Se il contratto è cointestato a più studenti, il tetto si applica per ciascun intestatario, non sull’immobile.
Il bonus può essere utilizzato dallo studente stesso, se ha redditi propri, oppure dal genitore che lo ha fiscalmente a carico. È quindi un’agevolazione pensata per le famiglie che sostengono il costo dell’università fuori sede.
Requisiti: distanza minima e durata contratto
Perché la detrazione spetti, devono ricorrere contemporaneamente alcuni requisiti. Il punto critico è quello della distanza tra il comune di residenza dello studente e la sede dell’università: la regola generale è 100 km, con alcune deroghe per le zone disagiate.
| Requisito | Soglia 2026 |
|---|---|
| Distanza minima dal comune di residenza alla sede universitaria | Almeno 100 km |
| Provincia di iscrizione | Diversa da quella di residenza |
| Durata minima del contratto di locazione | Almeno 6 mesi |
| Tipo di immobile | Abitazione situata nello stesso comune dell’università o in un comune limitrofo |
| Importo massimo agevolato | 2.633 euro di canone annuo per studente |
| Aliquota detrazione | 19% del canone agevolabile |
Vuoi affittare a canone concordato?
È la forma più frequente per gli studenti fuori sede e abbatte la tassazione del proprietario con la cedolare secca al 10%. Ti spieghiamo quando conviene.
Scopri il canone concordatoL’iscrizione al corso di laurea deve essere a un’università riconosciuta dall’ordinamento italiano, statale o non statale. La detrazione si applica anche per chi studia in un altro paese dell’Unione Europea, purché siano rispettati i requisiti di distanza e di tipologia di corso.
Tipologie di contratto ammesse
Non tutti i contratti danno diritto alla detrazione. La norma richiede un contratto stipulato e regolarmente registrato all’Agenzia delle Entrate ai sensi della legge 431/1998. Rientrano nel beneficio:
- Contratto a canone libero 4+4
- Contratto a canone concordato 3+2, molto frequente nelle città universitarie come Milano, Bologna, Torino, Firenze
- Contratto transitorio per studenti universitari, durata da 6 a 36 mesi, pensato proprio per il fuori sede
- Contratti di ospitalità e atti assimilati stipulati con enti per il diritto allo studio, università, collegi universitari legalmente riconosciuti, cooperative ed enti senza scopo di lucro
Restano fuori i contratti non registrati, i contratti di breve durata sotto i 6 mesi, le sublocazioni non autorizzate. Per gli studenti il contratto più frequente nelle grandi città è il canone concordato 3+2, perché abbatte la tassazione del proprietario e rende il canone più contenuto. Nei bacini ad alta domanda come Milano è normale che il proprietario proponga direttamente questa formula.
Quando conviene il transitorio studenti
Il transitorio per studenti universitari è la formula più flessibile per chi affitta a uno studente: durata da 6 a 36 mesi, possibilità di rinnovi, canone calmierato secondo gli accordi territoriali. Per il proprietario è interessante perché in cedolare secca al 10% (nei comuni ad alta tensione abitativa) la tassazione è molto bassa. Per lo studente è perfetto perché copre l’anno accademico senza obbligare a impegni pluriennali.
Documenti per la dichiarazione
Per portare in detrazione il canone in dichiarazione dei redditi servono i seguenti documenti, che vanno conservati per almeno cinque anni:
- Copia del contratto di locazione registrato (comprese le ricevute di registrazione e di pagamento dell’imposta di registro o opzione cedolare secca)
- Ricevute di pagamento dei canoni dell’anno fiscale di riferimento, con tracciabilità (bonifico, addebito, assegno non trasferibile)
- Certificato di iscrizione all’università rilasciato dall’ateneo, da cui risulti l’anno accademico di iscrizione e la sede del corso
- Autocertificazione del possesso dei requisiti di distanza, in caso di richiesta da parte dell’Agenzia delle Entrate
Il pagamento del canone deve essere effettuato con strumenti tracciabili: pagamenti in contanti non sono accettati per il riconoscimento della detrazione, anche se il contratto è regolare. È un controllo che l’Agenzia delle Entrate fa con frequenza nei controlli formali.
Limiti e tetti: importo massimo
Il limite di spesa di 2.633 euro è il dato che incide di più sul calcolo del beneficio. In una città come Milano, dove un posto letto in stanza singola supera spesso i 600 euro al mese (oltre 7.000 euro l’anno), la detrazione copre meno di un terzo del canone effettivamente pagato. In città medie come Bologna, Torino o Firenze il tetto può arrivare a coprire una porzione più ampia.
Il calcolo concreto è semplice: se il canone annuo dello studente è 4.800 euro, ai fini della detrazione si considera l’intero importo perché sotto al tetto, e il risparmio fiscale è 4.800 × 19% = 912 euro. Se invece il canone è 7.200 euro, si considerano solo i 2.633 euro massimi, per un risparmio di 500 euro circa.
La detrazione è applicata in dichiarazione dei redditi (modello 730 o redditi PF) e si traduce in un minor IRPEF dovuto, oppure in un rimborso se le imposte già versate sono superiori. Funziona quindi solo se chi la richiede (studente o genitore) ha capienza IRPEF sufficiente: con redditi molto bassi e già azzerati da altre detrazioni, il bonus può andare perso.
ISEE e bonus locazione regionali
La detrazione IRPEF 19% non è l’unico aiuto disponibile per studenti fuori sede. Molte regioni e comuni prevedono bonus locazione regionali dedicati agli studenti universitari, di solito subordinati a soglie ISEE. I principali sono:
- Borse di studio per il diritto allo studio universitario (DSU) erogate dalle regioni e dagli enti regionali (EDISU Piemonte, ER.GO Emilia-Romagna, DSU Toscana, ALER Lombardia tramite enti regionali), che includono spesso un contributo affitto per gli studenti fuori sede idonei
- Contributi affitto comunali, attivati periodicamente dai comuni con maggior pressione abitativa
- Agevolazioni per residence universitari e collegi convenzionati
Le borse DSU sono cumulabili con la detrazione IRPEF 19%, perché operano su piani diversi: la borsa è un’erogazione monetaria a fondo perduto, la detrazione è uno sconto fiscale. Lo studente, o il genitore, può ottenere entrambe a parità di requisiti.
L’ISEE rileva soprattutto per accedere ai bandi regionali, che hanno soglie variabili, in genere comprese tra 23.000 e 27.000 euro per gli studenti fuori sede. Per la detrazione IRPEF 19% non serve invece alcuna soglia ISEE: il diritto è esclusivamente legato ai requisiti di distanza, contratto e iscrizione universitaria.
Vista la complessità, conviene fare un’analisi combinata caso per caso: presentare l’ISEE all’università per accedere al bando borse, mantenere il contratto di locazione regolarmente registrato, conservare le ricevute di pagamento tracciabile, e portare la quota in detrazione in dichiarazione. È la combinazione che massimizza il beneficio per la famiglia.
Per il proprietario che affitta a uno studente, il primo passaggio è scegliere la forma contrattuale più adatta (di solito canone concordato o transitorio studenti) e procedere alla registrazione del contratto entro 30 giorni dalla firma. Senza registrazione, lo studente perde il diritto alla detrazione e il proprietario rischia sanzioni pesanti.
- La detrazione vale il 19% del canone, su un massimo di 2.633 euro l’anno
- Lo studente deve essere iscritto fuori sede, in università ad almeno 100 km
- Vale per contratti 4+4, 3+2 a canone concordato e transitorio studenti
Le domande sul bonus affitti studenti 2026
Posso chiedere la detrazione se l’università è a meno di 100 km da casa?
No, il requisito di distanza minima di 100 km tra il comune di residenza dello studente e la sede del corso universitario è un presupposto vincolante per la detrazione IRPEF 19%. La norma è chiara: serve sia la distanza in chilometri sia che la provincia universitaria sia diversa da quella di residenza. Se l’università è più vicina, anche se lo studente vive in affitto fuori casa, il diritto alla detrazione non spetta. Restano valide eventuali agevolazioni regionali o borse di studio, che hanno regole proprie e a volte criteri di distanza diversi. Si consiglia comunque di verificare ogni anno i requisiti aggiornati con un CAF o un commercialista, perché la disciplina ha avuto modifiche puntuali nel passato.
La detrazione vale anche per i corsi post-laurea o ITS?
La detrazione IRPEF 19% per studenti fuori sede è prevista esplicitamente per corsi di laurea (triennale, magistrale, ciclo unico) presso università riconosciute dall’ordinamento italiano, comprese le università telematiche con sede fisica e le università pubbliche di altri paesi UE. I corsi post-laurea (dottorati, master universitari, scuole di specializzazione) e gli ITS Academy hanno una disciplina parzialmente differente: per i master universitari e i dottorati la detrazione è generalmente ammessa quando rilasciati da università, mentre per gli ITS la possibilità va verificata caso per caso. La regola pratica è: se il corso è erogato da università e rilascia un titolo accademico, il diritto è di norma riconosciuto. Verificare sempre con un consulente fiscale prima della dichiarazione.
Posso usare la detrazione se i pagamenti del canone li faccio in contanti?
No. Per fruire della detrazione del 19% il pagamento del canone deve essere effettuato esclusivamente con strumenti tracciabili: bonifico bancario o postale, addebito diretto, carta di credito o di debito, assegno non trasferibile, MAV o bollettino postale. I pagamenti in contanti, anche se il contratto è regolarmente registrato e tutti gli altri requisiti sono rispettati, fanno perdere il diritto alla detrazione. È un punto su cui l’Agenzia delle Entrate effettua controlli formali con regolarità: ricevute generiche o quietanze cartacee senza dimostrazione del flusso bancario non bastano. Il consiglio è impostare un bonifico ricorrente mensile o un RID dal conto del genitore o dello studente.
Lo studente fiscalmente a carico può cedere la detrazione al genitore?
Sì, è il caso più frequente. Quando lo studente è fiscalmente a carico (reddito personale annuo non superiore a 4.000 euro fino a 24 anni, 2.840,51 euro oltre i 24 anni), la detrazione IRPEF 19% sul canone di locazione può essere portata in dichiarazione dal genitore che lo ha a carico. Il contratto di locazione può essere intestato sia allo studente sia al genitore, e in entrambi i casi il diritto alla detrazione segue la posizione fiscale. Se lo studente non è più a carico (reddito superiore alle soglie), la detrazione spetta solo a lui e si applica alla sua dichiarazione, con il limite della capienza IRPEF.
Come si combina la detrazione con la borsa di studio EDISU o ER.GO?
Le due agevolazioni sono cumulabili perché operano su piani diversi. La borsa di studio regionale per il diritto allo studio (EDISU Piemonte, ER.GO Emilia-Romagna, DSU Toscana, e così via) è un’erogazione monetaria a fondo perduto, condizionata da soglie ISEE e requisiti di merito. La detrazione IRPEF 19% è uno sconto fiscale che si applica in dichiarazione dei redditi e dipende solo da iscrizione, distanza e contratto regolare. Lo studente fuori sede idoneo a borsa che paga regolarmente un canone di locazione registrato può quindi beneficiare di entrambe. Attenzione solo a un dettaglio: la quota di canone effettivamente coperta dalla borsa non è agevolabile in detrazione, mentre la parte residua a carico della famiglia rientra nel calcolo del 19%.
Cosa succede se il contratto non è registrato?
Senza registrazione del contratto presso l’Agenzia delle Entrate la detrazione IRPEF 19% non spetta in alcun caso. La registrazione è il presupposto giuridico del diritto: il contratto non registrato è considerato nullo (legge 431/1998) e di conseguenza non produce gli effetti fiscali tipici della locazione, comprese le agevolazioni. Per il proprietario il danno è doppio, perché alla perdita della detrazione per lo studente si aggiungono le sanzioni a suo carico per omessa registrazione, che possono arrivare al 240% dell’imposta di registro evasa, oltre alla nullità contestabile dall’inquilino. Conviene quindi registrare il contratto entro i 30 giorni di legge dalla firma o dalla decorrenza, scegliendo la forma più adatta (canone concordato o transitorio studenti). Parla con un nostro consulente se hai dubbi sulla forma contrattuale corretta.
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