I due accordi territoriali di Milano per il canone concordato 2026: storia, differenze, scelta

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A Milano coesistono due accordi territoriali per il canone concordato: lo storico, in vigore da anni e usato dalla maggioranza dei contratti, e il nuovo siglato nel 2023 che introduce correttivi sui valori. In questa guida cosa sono, come si sono formati, le differenze concrete e quale dei due conviene scegliere.

A Milano il canone concordato nel 2026 si appoggia su un quadro un po’ particolare: in città convivono due accordi territoriali formalmente entrambi validi, lo storico in vigore da anni e il nuovo siglato nel 2023. Per il proprietario che vuole stipulare un contratto 3+2 a canone concordato la scelta non è sempre immediata, perché i due testi differiscono su zone, fasce e correttivi.

In questa guida ricostruiamo la storia degli accordi a Milano, vediamo le differenze concrete tra i due, capiamo quale conviene scegliere caso per caso, l’elenco dei comuni della provincia inclusi e la procedura di attestazione necessaria per ottenere la cedolare secca al 10%. Se invece vuoi calcolare subito il canone applicabile al tuo immobile, puoi usare direttamente il nostro calcolatore canone concordato Milano.

Cos’è un accordo territoriale

L’accordo territoriale è il documento, previsto dalla legge 431 del 1998, che fissa i parametri economici e contrattuali del canone concordato in una determinata area geografica. Lo firmano le organizzazioni della proprietà edilizia e quelle dei conduttori, con il patrocinio del Comune. Senza un accordo territoriale vigente, in pratica, in quel territorio non si può stipulare un contratto 3+2 a canone concordato.

L’accordo definisce tre cose:

  • la suddivisione del territorio in zone omogenee
  • i valori minimi e massimi del canone al metro quadro per ogni zona
  • i correttivi che fanno scendere o salire il canone in base a caratteristiche dell’immobile (stato, dotazioni, anno di costruzione)

Il proprietario, una volta individuata la zona del proprio immobile, applica i parametri dell’accordo per ottenere un canone compreso nella forbice prevista. Sopra quella forbice il contratto non è più “a canone concordato” e perde i benefici fiscali collegati.

Storia degli accordi a Milano

Milano è stata una delle prime grandi città a dotarsi di un accordo territoriale dopo la legge 431 del 1998. Negli anni seguenti l’accordo è stato rinnovato e aggiornato più volte, mantenendo però una struttura di fondo riconoscibile: zone disegnate sui quartieri storici, fasce di valore tarate sull’andamento del mercato cittadino. È quello che oggi chiamiamo accordo storico.

Nel corso degli anni 2010 il mercato milanese si è mosso molto più velocemente dei valori dell’accordo. Per molte zone centrali e semi-centrali il canone concordato massimo era diventato sensibilmente più basso del libero mercato, e questo aveva reso poco attrattivo per i proprietari aderire al canone concordato pur a fronte dei vantaggi fiscali.

Nel 2023 le organizzazioni firmatarie e il Comune hanno siglato un nuovo accordo territoriale che affianca quello storico, con l’obiettivo di aggiornare i correttivi e rendere più flessibile l’applicazione. Il nuovo accordo non sostituisce il precedente: convive con esso, ed è il proprietario, insieme alle parti, a scegliere quale dei due applicare al singolo contratto.

Accordo storico Milano: zone e fasce

L’accordo storico suddivide il territorio comunale in più zone, dal centro storico alle aree periferiche. Per ogni zona individua una fascia di valori al metro quadro mensile, espressa in euro, distinta per piccole, medie e grandi metrature.

La struttura tipica prevede tre o quattro fasce di valore concentrico: centro storico, semi-centro, periferia, estrema periferia. I correttivi previsti operano in detrazione (immobile non ristrutturato, senza ascensore, piano terra, mancanza di posto auto) o in aumento (ristrutturazione recente, dotazioni premium, vista, balconi).

L’accordo storico resta oggi il riferimento utilizzato dalla maggioranza dei contratti 3+2 stipulati a Milano, sia perché ha alle spalle anni di applicazione consolidata sia perché le associazioni firmatarie e i CAF lo conoscono nei dettagli.

Nuovo accordo 2023: novità e correttivi

Il nuovo accordo del 2023 mantiene la stessa logica di fondo (zone, fasce, correttivi) ma introduce alcuni aggiornamenti pensati per rendere il canone concordato più sostenibile per i proprietari nelle zone in cui il mercato libero è cresciuto molto.

ElementoAccordo storicoNuovo accordo 2023
Suddivisione territorialeZone consolidate, basate su quartieri storiciZone riviste, con maggiore granularità per il semi-centro
Valori al metro quadroFasce fissate negli anni precedentiForbici aggiornate, in genere più ampie nella parte alta
Correttivi positiviNumero limitato e percentuali contenuteCorrettivi più articolati per dotazioni e ristrutturazioni
Correttivi negativiStandard storicoAllineati alla nuova struttura
ApplicazioneMaggior parte dei contratti in essereCrescente, soprattutto su nuove stipule in zone semi-centrali

Immobile fuori Milano città?

Per i comuni della provincia che non aderiscono all’accordo Milano esiste il contratto ponte per le province, previsto dal DM 16 gennaio 2017.

Scopri il contratto ponte

L’effetto pratico è che, a parità di immobile, il nuovo accordo può portare a un canone applicabile leggermente più alto rispetto allo storico, soprattutto nelle zone dove il mercato libero ha corso molto. Non è una regola assoluta: in alcune zone periferiche le due forbici sono molto vicine, e la differenza è marginale.

Quale dei due conviene scegliere

La scelta tra accordo storico e nuovo accordo 2023 non è puramente formale: incide sul canone massimo applicabile e sui correttivi che si possono usare. Il criterio operativo è semplice: si fa il calcolo con entrambi gli accordi e si valuta caso per caso.

  • Immobile in centro o semi-centro, ben tenuto, con dotazioni: spesso il nuovo accordo 2023 dà un canone più alto grazie ai correttivi più articolati.
  • Immobile in periferia, standard, senza dotazioni particolari: le due forbici tendono a convergere, la scelta diventa quasi neutra dal punto di vista economico.
  • Immobile da ristrutturare o con criticità: lo storico può essere più favorevole per la presenza di correttivi negativi consolidati e meglio compresi dalle associazioni.

In tutti i casi conta anche l’esperienza dell’associazione firmataria che rilascia l’attestazione: alcune sono più allineate sull’accordo storico, altre stanno spingendo sul nuovo. Vale la pena confrontare le due ipotesi prima di scegliere.

Possiedi un immobile fuori Milano città ma in provincia? Per i contratti nei comuni vicini esiste anche il contratto ponte per le province che copre i comuni senza accordo territoriale specifico.

Comuni della provincia inclusi

L’accordo territoriale di Milano si applica al Comune di Milano e a un elenco di comuni dell’area metropolitana che hanno aderito formalmente. L’adesione è scelta del singolo Comune e si rinnova nel tempo: per questo l’elenco va sempre verificato all’atto della stipula.

In linea generale rientrano nell’accordo i comuni della prima cintura urbana (hinterland Nord, Sud, Est e Ovest) che hanno deliberato l’estensione dei parametri milanesi al proprio territorio. Per i comuni della provincia che non hanno aderito all’accordo Milano, il riferimento normativo è il contratto ponte canone concordato previsto dal DM 16 gennaio 2017, che consente di stipulare canone concordato anche dove l’accordo locale manca.

Per sapere se un comune specifico è incluso, il modo più rapido è chiederlo all’associazione firmataria che si occuperà dell’attestazione, o usare il nostro calcolatore che gestisce i comuni convenzionati di Milano.

Procedura di stipula con attestazione

Per ottenere i benefici fiscali collegati al canone concordato (cedolare al 10% in regime opzionale e riduzioni sull’IMU previste dal regolamento comunale) serve l’attestazione di rispondenza del contratto all’accordo territoriale. È un documento rilasciato da una delle associazioni firmatarie dell’accordo, che certifica che il canone pattuito rientra nelle fasce previste e che i correttivi applicati sono corretti.

La procedura tipica prevede:

  1. predisposizione del contratto con la bozza di canone calcolato sull’accordo scelto
  2. invio della bozza all’associazione firmataria con dati immobile, dati delle parti e prove dei correttivi
  3. verifica da parte dell’associazione e rilascio dell’attestazione
  4. firma del contratto e registrazione all’Agenzia delle Entrate (vedi Agenzia delle Entrate)
  5. conservazione dell’attestazione insieme al contratto, da esibire in caso di controlli o per la cedolare

L’attestazione non è obbligatoria per stipulare il contratto in sé, ma è di fatto indispensabile per accedere alla cedolare al 10% e alle agevolazioni IMU. Senza attestazione il contratto vale come canone concordato sul piano civilistico, ma il proprietario rischia di vedersi contestare le agevolazioni in caso di controllo.

Hai dubbi su quale accordo applicare al tuo immobile o su come predisporre il contratto? Parla con un nostro consulente: ti guidiamo nella scelta dell’accordo giusto e nella procedura di attestazione.

Riferimenti utili

I testi degli accordi territoriali e i decreti collegati (DM 16 gennaio 2017, decreti successivi) sono pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale (gazzettaufficiale.it). I valori aggiornati e le procedure di attestazione sono gestiti dalle associazioni firmatarie e variano nel tempo: prima di stipulare un contratto è sempre opportuno verificare i parametri vigenti.

La normativa fiscale e contrattuale qui descritta va comunque verificata con un professionista prima dell’uso operativo: gli accordi territoriali si rinnovano periodicamente e i correttivi possono cambiare anche tra una versione e l’altra dello stesso accordo.

In sintesi
  • Milano ha due accordi territoriali contemporaneamente validi nel 2026
  • Lo storico copre la maggioranza dei contratti, il nuovo 2023 introduce correttivi sui valori
  • Per la cedolare al 10% serve l’attestazione di un’associazione firmataria
Aggiornato al 2026 con il quadro dei due accordi e la procedura di attestazione corrente.

Le domande sugli accordi territoriali di Milano

Quanti accordi territoriali sono validi a Milano nel 2026?

A Milano sono formalmente validi due accordi territoriali per il canone concordato: lo storico, in vigore da anni e usato dalla maggioranza dei contratti 3+2 in essere, e il nuovo siglato nel 2023, che affianca lo storico senza sostituirlo. Per ogni nuovo contratto le parti, insieme all’associazione firmataria che rilascia l’attestazione, scelgono quale dei due applicare. La scelta non è meramente formale: incide sui valori massimi del canone e sui correttivi applicabili. È prassi calcolare il canone con entrambi gli accordi e scegliere quello che meglio rappresenta l’immobile.

Quale dei due accordi conviene scegliere?

Non c’è una risposta unica. Per immobili in zone centrali e semi-centrali ben tenuti il nuovo accordo del 2023 tende a essere più favorevole grazie a correttivi positivi più articolati e a forbici di valore aggiornate. Per immobili periferici standard la differenza è spesso marginale e le due forbici convergono. Per immobili da ristrutturare o con criticità lo storico può risultare più favorevole grazie ai correttivi negativi consolidati. La regola pratica è fare il calcolo con entrambi gli accordi prima di scegliere e confrontarsi con l’associazione firmataria che rilascerà l’attestazione.

L’attestazione di un’associazione è obbligatoria?

L’attestazione non è obbligatoria per la mera validità civilistica del contratto a canone concordato. È invece indispensabile per accedere ai benefici fiscali collegati: cedolare secca al 10% in regime opzionale e riduzioni IMU previste dal regolamento comunale di Milano. Senza attestazione il contratto resta valido sul piano del diritto privato, ma in caso di controllo dell’Agenzia delle Entrate il proprietario rischia di vedersi contestare le agevolazioni. Nella pratica l’attestazione è considerata un passaggio standard, e va conservata insieme al contratto per tutta la durata della locazione.

L’accordo Milano vale anche fuori dal Comune?

L’accordo territoriale di Milano si applica al Comune di Milano e ai comuni dell’area metropolitana che hanno formalmente aderito all’estensione dei parametri. L’elenco dei comuni aderenti varia nel tempo, perché l’adesione è una scelta del singolo Comune. Per i comuni della provincia che non hanno aderito, lo strumento di riferimento è il contratto ponte previsto dal DM 16 gennaio 2017, che consente la stipula di canone concordato anche dove non esiste un accordo locale specifico, applicando i parametri di un accordo territoriale di un comune limitrofo o di area omogenea.

Posso passare dallo storico al nuovo accordo su un contratto già firmato?

Su un contratto già stipulato e registrato non è possibile cambiare accordo a posteriori, perché l’accordo applicato è parte integrante del calcolo del canone e dell’attestazione. Il cambio di riferimento è invece possibile alla scadenza naturale del contratto, in sede di rinnovo o di nuova stipula con un altro inquilino. In quel momento le parti possono valutare quale dei due accordi sia più conveniente alla luce dei correttivi e dei valori vigenti, e procedere con una nuova attestazione coerente con l’accordo scelto.

I correttivi negativi sono cumulabili tra loro?

Sì, i correttivi negativi (immobile non ristrutturato, assenza di ascensore, piano terra, mancanza di posto auto, dotazioni carenti) sono in linea generale cumulabili tra loro, ma con un limite massimo complessivo previsto da ciascun accordo. Lo stesso vale per i correttivi positivi: si sommano fino a un tetto. Il calcolo finale tiene conto del valore base di partenza e dell’effetto netto dei correttivi. È uno dei punti dove i due accordi (storico e 2023) divergono di più: il nuovo 2023 ha tetti più articolati e correttivi più granulari, ed è il motivo per cui spesso porta a un canone leggermente diverso a parità di immobile.

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