Successione immobiliare 2026: documenti, scadenze e agevolazioni per gli eredi

Cos’è la dichiarazione di successione immobiliare

La dichiarazione di successione è l’atto fiscale con cui gli eredi comunicano all’Agenzia delle Entrate l’avvenuto trasferimento del patrimonio di una persona deceduta. È disciplinata dal Decreto Legislativo 31 ottobre 1990, n. 346 (Testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni, in breve TUSD), che resta la cornice normativa di riferimento anche nel 2026.

Non va confusa con due atti distinti che possono accompagnarla:

  • L’apertura del testamento, che è un’attività notarile riservata ai casi in cui il defunto abbia lasciato un testamento olografo, pubblico o segreto. La dichiarazione di successione si fa comunque, con o senza testamento.
  • L’accettazione dell’eredità, che è un atto giuridico autonomo (espresso o tacito) con cui l’erede diventa formalmente titolare del patrimonio. Presentare la dichiarazione di successione non equivale automaticamente ad accettare l’eredità.

Chi è obbligato a presentarla

L’articolo 28 del TUSD, in combinato disposto con l’articolo 17, individua i soggetti obbligati alla presentazione. In sintesi, sono tenuti a inoltrare la dichiarazione:

  • I chiamati all’eredità, anche se non hanno ancora accettato formalmente;
  • I legatari (chi riceve un bene specifico per testamento);
  • Gli eredi legittimi in assenza di testamento (coniuge, figli, genitori, fratelli, secondo l’ordine del Codice Civile);
  • I rappresentanti legali di eredi minori o incapaci;
  • L’esecutore testamentario o il curatore dell’eredità giacente, se nominati.

Quando più eredi sono coinvolti, è sufficiente che uno solo presenti la dichiarazione: l’adempimento vale per tutti. Questo è un punto pratico importante, perché evita duplicazioni e semplifica il coordinamento familiare.

Modalità telematica obbligatoria

Dal 2018, la dichiarazione di successione si presenta esclusivamente in via telematica, tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate (www.agenziaentrate.gov.it). Le strade sono due:

  • Fai-da-te, accedendo con SPID, CIE o CNS e compilando il modello sostitutivo;
  • Tramite intermediario abilitato (commercialista, CAF, notaio, o un servizio professionale come quello di DokiCasa).

Non esiste più la versione cartacea, salvo casi residuali (es. successioni aperte prima del 3 ottobre 2006). Per la maggior parte degli eredi 2026, parlare di dichiarazione di successione significa parlare di un flusso digitale gestito interamente online.

Disclaimer: le indicazioni di questa guida hanno valore informativo. Ogni successione immobiliare ha specificità (quote, donazioni pregresse, beni esteri, debiti del defunto) che richiedono verifica con un notaio o un commercialista prima di procedere.

Quando va presentata: i 12 mesi e le sanzioni

L’articolo 31 del TUSD fissa il termine perentorio: 12 mesi dalla data di apertura della successione. La data di apertura coincide, nella stragrande maggioranza dei casi, con il giorno del decesso della persona (art. 456 c.c.).

Esempio: se il decesso è avvenuto il 10 marzo 2026, la dichiarazione di successione va presentata entro il 10 marzo 2027.

Casi particolari di decorrenza

Il termine può decorrere da una data diversa dalla morte in alcune situazioni specifiche:

  • Eredità accettata con beneficio d’inventario: i 12 mesi partono dalla scadenza del termine per la redazione dell’inventario;
  • Dichiarazione di morte presunta: dalla data della sentenza definitiva;
  • Nomina di curatore dell’eredità giacente: dalla data di accettazione dell’incarico;
  • Nomina di esecutore testamentario o amministratore: dalla data in cui hanno avuto notizia legale della nomina.

Sanzioni per ritardi e omissioni

Presentare in ritardo o non presentare affatto la dichiarazione comporta sanzioni amministrative pesanti, disciplinate dal D.Lgs. 471/1997 e dallo stesso TUSD:

  • Ritardo entro 30 giorni dalla scadenza dei 12 mesi: sanzione dal 60% al 120% dell’imposta dovuta, con un minimo di 250 euro;
  • Ritardo oltre 30 giorni o omessa dichiarazione: sanzione dal 120% al 240% dell’imposta;
  • Dichiarazione infedele (dati incompleti o non veritieri): dal 100% al 200% della maggiore imposta dovuta.

Anche in assenza di imposta da pagare (per esempio, casi sotto la franchigia di 1 milione di euro per coniuge e figli), l’omessa dichiarazione resta sanzionabile con un importo fisso. Per questo è sempre opportuno presentare la dichiarazione, anche quando si pensa che “tanto non c’è imposta da versare”.

Ravvedimento operoso

Se ci si accorge del ritardo prima che l’Agenzia delle Entrate intervenga, è possibile sanare la posizione con il ravvedimento operoso, che riduce sensibilmente la sanzione in base al tempo trascorso. È una delle prime cose da valutare con un professionista quando i 12 mesi sono già scaduti.

I documenti necessari per la dichiarazione

Raccogliere la documentazione è la parte più impegnativa, soprattutto sul fronte immobiliare. Ecco la lista pratica, divisa per categoria.

Sul defunto e sugli eredi

  • Certificato di morte (o autocertificazione);
  • Stato di famiglia storico del defunto alla data del decesso;
  • Codici fiscali del defunto e di tutti gli eredi;
  • Documenti d’identità degli eredi in corso di validità;
  • Testamento (se presente), con verbale notarile di pubblicazione;
  • Eventuale rinuncia all’eredità depositata in tribunale da uno degli eredi;
  • Atti di donazione precedenti fatti dal defunto agli eredi (rilevano per il calcolo del coacervo).

Sugli immobili

Questa è la sezione che richiede più attenzione, perché la dichiarazione deve riportare con precisione catastale ogni bene immobile caduto in successione.

  • Atto di provenienza di ogni immobile (rogito di acquisto, donazione, precedente successione);
  • Visure catastali aggiornate di terreni e fabbricati (con dati di categoria, classe, rendita);
  • Planimetrie catastali per i fabbricati;
  • Certificato di destinazione urbanistica (CDU) per i terreni;
  • Eventuali atti di mutuo ancora in essere e relativa documentazione bancaria.

Se non hai sotto mano la documentazione catastale, è il primo passo da fare. Una visura catastale aggiornata ti dice subito chi risulta intestatario, qual è la rendita e se ci sono incongruenze da sanare prima della dichiarazione.

Sui rapporti bancari e finanziari

  • Saldo dei conti correnti alla data del decesso (richiesto alla banca);
  • Dossier titoli, fondi, polizze vita non escluse dall’asse ereditario;
  • Cassette di sicurezza con relativo verbale di apertura in presenza di funzionario dell’Agenzia delle Entrate;
  • Crediti del defunto verso terzi (se documentati);
  • Debiti del defunto deducibili dall’asse (es. mutui, debiti tributari documentati).

Altri documenti utili

  • Spese funerarie (deducibili fino a 1.550 euro);
  • Spese mediche dell’ultimo semestre sostenute per il defunto;
  • Eventuali aziende, quote societarie, partecipazioni del defunto.

Più la documentazione è completa fin dall’inizio, meno tempo si perde in integrazioni successive. Un consiglio pratico: aprire una cartella (anche fisica) con tutti i documenti raccolti, e tenerla a disposizione del professionista che curerà la pratica.

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Calcolo dell’imposta di successione: aliquote ed esempio numerico

L’imposta di successione (o imposta sulle successioni e donazioni, ISD) si applica sul valore netto dell’asse ereditario, cioè sul totale dei beni meno i debiti deducibili. Le aliquote variano in funzione del grado di parentela tra defunto ed erede e prevedono franchigie importanti per i parenti più stretti.

Aliquote e franchigie 2026

Categoria di erede Aliquota Franchigia per erede
Coniuge e figli (parenti in linea retta) 4% 1.000.000 €
Fratelli e sorelle 6% 100.000 €
Altri parenti fino al 4° grado, affini in linea retta, affini in linea collaterale fino al 3° grado 6% nessuna
Estranei e parenti più lontani 8% nessuna

Per gli eredi con disabilità grave riconosciuta ex L. 104/1992, la franchigia è elevata a 1.500.000 €, indipendentemente dal grado di parentela.

La franchigia è per ciascun erede, non sull’intero asse: se due figli ereditano un patrimonio da 1,5 milioni in parti uguali, ciascuno riceve 750.000 € e nessuno paga imposta di successione, perché entrambi restano sotto la franchigia di 1 milione.

Esempio numerico: due figli, casa da 350.000 € e conto corrente da 50.000 €

Immaginiamo lo scenario tipico: un genitore vedovo lascia due figli, un’abitazione in città del valore catastale di 350.000 € e un conto corrente con 50.000 € di saldo alla data del decesso. Non ci sono debiti né donazioni pregresse.

  • Asse ereditario netto: 350.000 + 50.000 = 400.000 €;
  • Quota per ciascun figlio: 200.000 €;
  • Franchigia per figlio: 1.000.000 €;
  • Imposta di successione dovuta: 0 € (entrambi sotto franchigia).

Anche con un patrimonio significativo, in linea retta è frequente non dover versare nulla a titolo di imposta di successione. Restano però dovute, sul valore degli immobili, le imposte ipotecaria e catastale, che vediamo nel prossimo paragrafo.

Quando si paga davvero l’imposta di successione

L’imposta morde quando:

  • Il patrimonio supera la franchigia (es. un figlio unico che eredita 1,3 milioni paga il 4% su 300.000 €, cioè 12.000 €);
  • Gli eredi sono fratelli o parenti più lontani (franchigie ridotte o assenti);
  • L’erede è un estraneo (8% sull’intero importo, senza franchigia).
Attenzione al valore degli immobili: ai fini dell’imposta di successione si usa di norma il valore catastale (rendita rivalutata e moltiplicata per i coefficienti di legge), non il valore di mercato. Questo riduce sensibilmente la base imponibile rispetto al prezzo “di vendita” dell’immobile. La regola, però, conosce eccezioni: meglio farsi guidare da un professionista nel calcolo puntuale.

Imposta ipotecaria, catastale e agevolazione prima casa

Sul fronte immobiliare, accanto all’eventuale imposta di successione, sono sempre dovute due imposte distinte, calcolate sul valore catastale degli immobili:

  • Imposta ipotecaria: 2% del valore degli immobili;
  • Imposta catastale: 1% del valore degli immobili.

In entrambi i casi, l’importo minimo è di 200 € per imposta.

Esempio: la casa da 350.000 € dei due figli

Riprendiamo l’esempio del paragrafo precedente. Sul valore catastale di 350.000 € della casa:

  • Imposta ipotecaria 2% = 7.000 €;
  • Imposta catastale 1% = 3.500 €;
  • Totale imposte immobiliari: 10.500 €.

Le imposte vanno versate entro il termine di presentazione della dichiarazione di successione (entro i 12 mesi), tipicamente con addebito SEPA sul conto indicato dal dichiarante.

L’agevolazione prima casa

Se almeno uno degli eredi ha i requisiti per la prima casa (residenza nel Comune dove si trova l’immobile o impegno a trasferirla entro 18 mesi, non titolarità di altra abitazione nel Comune, non titolarità di immobili acquistati con agevolazione prima casa in tutta Italia), e l’immobile rientra nelle categorie catastali ammesse (A/2, A/3, A/4, A/5, A/6, A/7 e relative pertinenze, esclusi A/1, A/8, A/9), si può richiedere l’agevolazione direttamente nella dichiarazione di successione.

L’effetto è significativo: imposta ipotecaria e imposta catastale si riducono a 200 € ciascuna, in misura fissa, indipendentemente dal valore dell’immobile. Nell’esempio dei 350.000 €, il risparmio è di 9.900 €.

L’agevolazione vale per un solo immobile (più eventuali pertinenze: un box, una cantina, un posto auto). Va richiesta nella dichiarazione di successione, non si applica in automatico. È uno dei punti in cui un errore costa più caro: dimenticarla significa pagare migliaia di euro evitabili.

Cosa non rientra nell’agevolazione

  • Le seconde case e gli immobili di lusso (A/1, A/8, A/9);
  • Gli immobili strumentali, gli uffici, i negozi;
  • I terreni agricoli (che seguono regole proprie).

Voltura catastale: cosa cambia per gli eredi

Dopo la presentazione della dichiarazione di successione, è necessario che gli immobili risultino intestati ai nuovi proprietari al Catasto. Questo passaggio si chiama voltura catastale.

Fino a pochi anni fa, la voltura era un adempimento autonomo che gli eredi (o il professionista) dovevano avviare separatamente. Oggi, grazie alla voltura automatica introdotta con il D.Lgs. 175/2014 e ai successivi provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate, in caso di dichiarazione di successione telematica la voltura viene richiesta automaticamente all’invio della dichiarazione, salvo richiesta espressa di esclusione.

In pratica, presentando correttamente la dichiarazione di successione si ottiene anche l’aggiornamento delle intestazioni catastali, senza ulteriori istanze. È un’evoluzione molto utile, perché evita uno dei passaggi tradizionalmente più dimenticati dagli eredi.

Restano alcuni casi in cui la voltura va gestita a parte (per esempio, quote in comunione complesse, immobili in più Comuni con anomalie catastali, errori da correggere prima della voltura). In queste situazioni, un confronto preventivo con il professionista che cura la dichiarazione è opportuno.

Per approfondire come funzionano Catasto e Conservatoria e il rapporto tra voltura catastale e trascrizione dell’accettazione di eredità, puoi leggere la nostra guida su Catasto e Conservatoria.

Nota: la voltura catastale non equivale alla trascrizione dell’accettazione di eredità, che è un atto separato da fare presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari e che produce effetti di pubblicità sui registri immobiliari. Quando in futuro vorrai vendere l’immobile ereditato, il notaio incaricato del rogito ti chiederà entrambe.

In sintesi
  • La dichiarazione di successione è l’atto fiscale con cui gli eredi comunicano all’Agenzia delle Entrate l’avvenuto trasferimento del patrimonio di una persona deceduta
  • L’articolo 31 del TUSD fissa il termine perentorio: 12 mesi dalla data di apertura della successione
  • Raccogliere la documentazione è la parte più impegnativa, soprattutto sul fronte immobiliare

Domande frequenti

Devo presentare la dichiarazione di successione se eredito solo un conto corrente, senza immobili?

Sì, salvo casi di esonero. L’articolo 28, comma 7, del TUSD (DLgs 346/90) prevede l’esonero dall’obbligo di dichiarazione quando, contemporaneamente, l’eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta, l’attivo ereditario non supera 100.000 € e non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari. Se anche solo una di queste condizioni non è verificata, la dichiarazione va presentata.

Cosa succede se gli eredi presentano la dichiarazione oltre i 12 mesi?

Si applicano le sanzioni dell’articolo 31 TUSD: dal 120% al 240% dell’imposta dovuta in caso di omessa o tardiva dichiarazione oltre 30 giorni, dal 60% al 120% nei primi 30 giorni di ritardo, con un minimo di 250 euro. È possibile attenuare la sanzione con il ravvedimento operoso, se l’Agenzia non ha ancora notificato un atto di accertamento. Conviene muoversi rapidamente non appena ci si accorge del ritardo.

Pago l’imposta di successione anche se eredito solo da mio padre e siamo due figli?

Probabilmente no, almeno non a titolo di imposta di successione. La franchigia di 1.000.000 € si applica a ciascun erede in linea retta: se la tua quota (calcolata sul valore catastale degli immobili e sui saldi bancari) resta sotto il milione, l’imposta di successione è zero. Restano dovute imposta ipotecaria (2%) e catastale (1%) sugli immobili, o le imposte fisse da 200 € se applichi correttamente l’agevolazione prima casa.

La voltura catastale è automatica davvero, oppure devo farla a parte?

Dal D.Lgs. 175/2014 e con la dichiarazione di successione telematica, la voltura catastale viene richiesta automaticamente al momento dell’invio, salvo che il dichiarante chieda espressamente l’esclusione (cosa rara). In pratica, presentando correttamente la dichiarazione si ottiene anche l’aggiornamento delle intestazioni catastali. La voltura automatica non sostituisce la trascrizione dell’accettazione di eredità in Conservatoria, che è un atto distinto.

Posso applicare l’agevolazione prima casa anche se la casa di mio padre ha una rendita catastale molto alta?

Sì, purché ricorrano due condizioni: l’immobile non appartiene alle categorie catastali escluse (A/1, A/8, A/9) e almeno uno degli eredi ha i requisiti soggettivi per la prima casa (residenza nel Comune o impegno a trasferirla entro 18 mesi, non titolarità di altra abitazione nel Comune, non possesso di immobili agevolati prima casa in tutta Italia). L’agevolazione riduce ipotecaria e catastale a 200 euro fisse ciascuna sull’immobile e sulle relative pertinenze.

Eredito una casa con un mutuo ancora in corso. Come incide sulla dichiarazione?

Il debito residuo del mutuo è in linea di principio deducibile dall’attivo ereditario (art. 21 TUSD), se documentato e collegato all’immobile. Va indicato in dichiarazione con la relativa documentazione bancaria. Sul fronte del rapporto di mutuo, gli eredi subentrano nel contratto: parlando con la banca si chiarisce se procedere con accollo congiunto, accollo da parte di un solo erede o estinzione anticipata.

Quanto tempo serve davvero per chiudere una dichiarazione di successione immobiliare?

Dipende dalla complessità. In casi lineari (un genitore deceduto, pochi immobili, eredi d’accordo, documentazione catastale già in ordine) si chiude in 4-6 settimane dalla raccolta documenti. Casi più complessi (più immobili in Comuni diversi, donazioni pregresse, contenziosi, eredità con beneficio d’inventario) possono richiedere mesi. La regola di buon senso è iniziare il lavoro nei primi 2-3 mesi dal decesso, per arrivare ai 12 mesi con margine.

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